IL CONSIGLIO

In carica dal novembre
2008 al novembre 2012

LA STORIA DEL MOTOCLUB MISINTO

Correva l'anno 1971 e la leggenda narra che, in uno striminzito bar in Piazza Statuto, in un bugigattolo di locale adibito anche a ripostiglio, con il cesso di un metroquadro là fuori nel cortile, alcuni amici con il pallino della moto diedero vita ad un motoclub.

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Gruppo iniziale nel 1971 davanti alla sede,
all’estrema destra renato Fusi (quello alto)
attuale presidente in carica dal 1972
Il locale è veramente piccolo, più alto che largo, ma funziona bene perché nella sommità tiene tanto fumo. Ogni tanto si esce a respirare e a decongestionare gli occhi, oppure per mantenere a quota due metri la cappa di fumo. Chi brontola, poveretto, non capisce che sta fumando gratis. La lingua parlata è il misintese puro, anche nelle riunioni; ogni tanto si sconfina nella lingua madre per far partecipe il meridionale appena arrivato. Il barista, Caputo, invece è già scafato e capisce tutto. E serve dosi di Martini rosso pari a quelle del pinot.
Ed è qui, in questo sito compresso e grigio di fumo, che nasce il club. Il nome ?
Giacomo Agostini sta sulle palle a quasi tutto il gruppo : è ricco, antipatico, fa il divo, non caga nessuno. Non come quel quattrocchi di Pasolini, umile e disponibile, uno dei tanti, uno dei nostri. E vuoi mettere Saarinen ?
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Il primo presidente (al centro) sig. RE nel 1971
Un giorno l'Ago si ritrova tra i piedi un certo Bergamonti Angelo, da quel di Gussola, Cremona. Una carriera di sacrifici lo porta con umiltà alla corte di re Giacomo, per bastonare il re. E lo bastona più volte. Muore in un incidente sul circuito cittadino di Riccione nel 1971.
Ecco trovato il nome ! motoclub Misinto “ Angelo Bergamonti “. Si parte, con in sella un presidente scoppiettante, fumantino ma pieno di idee, umorale ma acuto e con la mente veloce. Ed è anche Re ( Adriano, nino per gli amici ). Ha acceso il motore e guida la creatura con forza e brio per più di due anni, per consegnarla poi al caro amico Renato, un Cristo alto quasi due metri, più docile e riflessivo. Che governa ancora oggi, nel 2009.

L' ATTIVITA'

Quella d'inizio ? Mah , bisogna chiederlo al Re, è un po' che diserta. Sicuramente si va al primo motoraduno di Gussola, dagli amici di Bergamonti. E, mio Dio, che ferri in partenza da Misinto ! Un'avventura che neanche la Parig-Dakar. Si va con chiavi e ricambi, centosessanta chilometri non sono mica uno scherzo per certi attrezzi a scoppio. ……….
Non c'è più il sapore di quelle cose lì. (…….) . A Gussola c'è il gemellaggio con il locale, omonimo motoclub. Ci andiamo da 35 anni al motoraduno, quasi sempre a pasquetta. Iscrizione, panino e bibita, benedizione al monumento con discorso delle autorità, sgasata dei motociclisti, bacio alla signora Bergamonti ed alla figlia, giro turistico, giro dei bar, ristorante, ancora bar e ritorno. Il prete è sempre quello, una gran pellaccia.

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Primi motoraduni (piazza Misinto)
Millenovecentosettantadue. Misinto è piatta come certe modelle anoressiche, non c'è un circuitino d'asfalto, è forse già in incubazione il Parco delle Groane, il terreno fuoristrada è argilloso, non c'è neanche il lago. Che fare ? Sotto con i motoraduni ( ma chi le aveva mai viste tante moto a Misinto ? ), le gimkane tradizionali e quelle cross, tanti motosaloni, minicross, sfilate, esibizioni del trial, pranzi sociali con certi campioni arrivati non si sa come e che poi magari ne parliamo. E' un club aperto a tutti e a tutte le specialità. Sono sempre aperte anche le porte del vicino ospedale di Saronno, al quale recapitiamo i primi sperimentatori del cross da cava. No, il bianchi 175 adattato non va bene, ha le pedane troppo basse che si incagliano con i ceppi del bosco.

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Gimkana/Cross organizzata dal misinto nel 1977
Nel frattempo cambia la sede, si va al piano primo del Palazzo Comunale, completamente deserto, duecentometriquadrati solo per noi, con le poltrone in pelle chiodata ed il parquet. Così grande che ci facciamo per tre giorni una esposizione di motociclette. Poi il Comune sale di piano, e noi ci si ritrova a piano terra in un locale multiuso. Lì di fisso c'è solo la teca di vetro della Associazione dei Combattenti e Reduci della guerra Mondiale. Poi il gruppo del volontariato, forse il ciclismo. Chi prima arriva il Venerdì, meglio s'accomoda, gli altri affanculo.
" un locale ci sarebbe " ci fa sapere un giorno il Sindaco. Nel seminterrato della scuola elementare, ma c'è da fare un laurà de la Madòna. Con un entusiasmo da ragazzini si mobilitano tutti i rappresentanti di arti e professioni e dell'avanzato fai da te del nostro giro. Non si paga rigorosamente nessuno o quasi ( la posa dei pavimenti va fuori in vino), il Comune non ci dà una lira ma ci lascia fare. Così, finalmente, abbiamo una sede di sessanta metriquadrati netti, con la segreteria informatizzata, la TV satellitare ed un arredo gradevole. La sede propria, con la chiave, ti cambia la vita ( di club). Se è anche bella e con tutte le sue cose, la gente arriva, non c'è niente da fare.
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Spettacolare Incidente (senza conseguenze
per fortuna)… non sempre va tutto bene bene…
Arrivano da fuori gli enduristi, i primi piloti con la licenza, arrivano i giovani. Più tardi arrivano sempre da fuori anche quelli del motocross e delle moto d'epoca. Gente da tutte le parti. Il Presidente, Misintese, abita a Cogliate ormai da troppo. Siamo come l'Inter. E' così che si fanno 7 enduro regionali, che attraversano 12 o 13 Comuni, due o tre Province, qualche rogna con il parco, tante rogne con i Sindaci, le ansie col Prefetto.
Ma c'è anche la moto d'epoca gruppo 3, con 700 balle di paglia da mettere e togliere nel centro del Paese; il gruppo uno e ancora motoraduni, dopo una sosta seguita a 14 edizioni. E altro, che a dirlo stufa te che leggi e che magari non sei uno di noi.
Ma sai che poi abbiamo ampliato anche la sede ? Uno sballo ! Abbiamo fregato il locale del vino agli anziani, quaranta metri. Un fattaccio finito con il perdono presunto di quella brava gente lì, che in fondo ci andiamo d'accordo. E ci abbiamo infilato una bella segreteria, indipendente, con la porta a vetri, per un minimo di privacy e di silenzio. Infatti è il locale più affollato, a parte il locale fumatori. E davvero abbiamo anche il locale fumatori, fuori, all'aperto ( per vendetta ci soffiano dentro il fumo dalle finestre ).

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L'attuale sede
La storia – romanzata - deve finire qui, il resto sarebbe la solita retorica di chi si bea di raccontarsela. E' solo la storia di un motoclub felice, un porto di mare con i suoi 230 soci dalle diverse passioni, con 70 piloti che si divertono in gran parte nel fuoristrada e con il nostro sorriso di benvenuto per tutti quelli che ci vengono a trovare.